Casino Royale & The Specials: all’Alcatraz una notte lunga venticinque anni

di Benedetto Marchese

Per coronare il loro sogno di gioventù, quando nell’87 giovani e pieni di entusiasmo avevano  nella loro prima scaletta brani come “Concrete Jungle” e “Do Nothing”, ci hanno messo quasi venticinque anni, ma alla fine i Casino Royale sono riusciti a condividere lo stesso palco con gli Specials che giovedì hanno fatto tappa all’Alcatraz per l’unica data italiana del loro tour europeo. Un’irripetibile notte di fine estate che per poche ore ha finalmente annullato il gap temporale tra Milano e Coventry e fra due band che a loro modo hanno influito prepotentemente sulle rispettive scene musicali con uno stile rimasto intatto negli anni. Gli Specials scrivendo una pagina indelebile nella musica britannica, accomunando con lo ska bianchi e neri nell’Inghilterra divisa dalle tensioni razziali; ed i Casino Royale raccogliendo il testimone dai già divisi Staple e compagni nell’Italia di fine anni Ottanta, prendendo lo spunto per posare la prima pietra dei ritmi in levare di casa nostra, arrivando fino ad oggi senza mai perdere l’ispirazione iniziale nonostante le evoluzioni di generi e formazioni.

Un cerchio chiuso magicamente in una serata iniziata con orari anglosassoni ed aperta dal trombone di Gigi T.Bone, ospite d’eccezione con Ferdi, per l’inconfondibile intro di ‘Casino Royale’ eseguita con ‘Sempre più vicino’ in un mash up da brividi per quanti all’epoca di Soul of Ska andavano alle elementari e vent’anni dopo si sono ritrovati a cantare il ritornello di un pezzo storico. Un momento unico, dopo i tanti concerti in tutte le forme da una parte all’altra dell’Italia, che prosegue con Treno per Babylon, Anno Zero e Royale Sound. Quasi un’istantanea per ogni album, sempre in levare, fino all’epilogo affidato al prossimo singolo ‘Ogni uomo una radio’ al termine di un set tanto breve quanto intenso, suonato fra ricordi, orgoglio e tanta emozione, sciolta negli applausi di un Alcatraz ormai stracolmo di birra ed entusiasmo.

Ci sono due generazioni di appassionati di ska, in una platea compatta come una curva da stadio che attende solo che dal telo bianco sul palco sbuchino gli eroi di quelle canzoni ballate ovunque, conosciute a memoria, passate dai vinili alle cassettine duplicate da fratelli ed amici, fino ai cd e agli mp3, sempre con la stessa energia travolgente. Loro accennano ‘Enjoy yourself’ e finalmente iniziano con ‘Do the dog’ mentre il palco svela l’iconografica scritta “The Specials” e sotto scattano pogo e adrenalina con ventenni e rude boys di mezza età fianco fianco.

Completi eleganti e volti segnati dal tempo, ma il tocco degli Specials è sempre lo stesso: Gangsters, It’s up to you, Rat race, Monkey man,  Hey little rich girl, Concrete jungle, Blank Expression fra le altre hanno la stessa freschezza di un tempo,  con la voce intatta di Terry Hall che su Do Nothing regala più di un brivido ai fan di una vita. Di quei due album storici ciascuno ha i propri pezzi preferiti, ma l’Alcatraz quasi trema quando dall’armonica Lynval Golding inizia “A message to you Rudy”, seguita da “Two much to young” ed “Enjoy yourself”. Abbastanza per andare a casa soddisfatti, stravolti dal caldo e dalle emozioni dopo tre ore di musica da conservare nel cuore, ma gli Specials riappaiono dalle quinte per regalare altre due perle indimenticabili: “Guns of Navarone” e “You’re Wondering Now”. You know this is the end, occhi lucidi ed un sorriso stampato sul volto.

 

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